Ai partecipanti è stata richiesta una progettazione che rispondesse a questa rete di temi :
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- Architettura: ingresso come luogo di accesso e accoglienza ma anche l’ultimo luogo di intimità prima di uscire;
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- Paesaggio;
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- Filosofia: cosa si decide di mostrare e cosa di nascondere, quanto si vuole far conoscere a un ospite di un determinato spazio e di chi lo abita;
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- Fotografia. Nella società contemporanea l’occhio è sempre più spesso accompagnato, se non addirittura sostituito, dal racconto fotografico. Instagrammabile;
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- Design e ricerca. Il contesto sociale e culturale, l’impatto ambientale e il ciclo di vita;
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- Storia delle città. Si entra e si esce di casa nella città, Materiali e volumi dovranno tenere conto di questo.
Ho subito deciso che mi sarei misurato nella realizzazione di un progetto in Ossola. Sono andato a studiarmi le abitazioni Walser, cercando un filo conduttore che riconducesse abitudini che ancora si conservano ancora oggi. La casa Walser era un luogo di coesistenza fra lavoro e abitazione. La vita nelle aree rurali, fino 60 anni fa, era ancora scandita dalla produzione agricola e dall’autosufficienza e lo scambio. Nei locali “abitativi” si svolgevano attività di falegnameria, cucito, cucina, stalla. La pianta del museo Walser di Alagna, riprodotta nel libro di Michela Mirici Cappa1, che non conosco ma ammiro per i bellissimi disegni, mi ha ispirato nella distribuzione degli spazi al piano terra.
Il mio progetto si è così snodato su due temi: la casa Tòpia e la porta Swipelock.
La casa tòpia è un volume in costruzione mista c.l.s e x-lam che soggiace sotto all’incastellatura “megalitica” di una tòpia. Nel linguaggio dialettale la tòpia indica un sistema in legno e pietra che sostiene le viti da terra creando delle pergole. Nel mio progetto sovrasta il volume abitativo a tetto piano facendo da frangisole.
L’ingresso è una volta oblunga in c.l.s che termina nel lato sud con una serra e nel lato nord con un piccolo salottino. La presenza di vegetazione nella serra è una contaminazione fra natura esterna e controllo ambientale interno, dando anche un sollievo psicologico a chi entra: anche in molti centri commerciali l’ortofrutta è posizionata all’ingresso per metterci inconsciamente a nostro agio. La pavimentazione in pietra e il c.l.s nelle pareti ricrea l’ambiente ovattato delle cantine dove si ricevevano ospiti occasionali al fresco in estate e in un luogo mite in inverno. La pavimentazione cotto/piodoni/ciottoli è il diaframma fra zona semi esterna (ingresso), salottino (quasi interno), serra (quasi esterno).
La porta swipelock è l’idea che mi ha spinto di più a partecipare. Ha un significato molto sottile, vediamo se riesco a rendervelo. Ho pensato che la digitalizzazione e la tecnologia stanno facendo scomparire un sacco di oggetti o parti di essi, fateci caso: le auto non hanno più il freno a mano, i telefoni hanno perso tastiere e fili, i fornelli sono diventati piastre a induzione. La porta blindata potrebbe perdere qualcosa? La maniglia? Se sì in che modo? Ho immaginato che il gesto con cui ormai conviviamo sui nostri smartphone, lo “Swiping”, mentre scrolliamo contenuti sui social o sblocchiamo il dispositivo sia stato la chiave che ha scisso la tecnologia digitale fra quella precedente allo smartphone (2010) e quella successiva. In quest’era noi “swippiamo” spesso e non sappiamo neanche noi quanto, abbiamo imparato una nuova gestualità come delle scimmie. Proprio come le scimmie che in “2001: a space odissey” accarezzavano il monolite misterioso con un po’ di timore e apprendevano misteriosamente nuove abilità evolutive.
Un semplice sistema elettromeccanico può permetterci di aprire la porta “Swippando”:
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- Ci avviciniamo alla porta tenendo in tasca il portachiavi di prossimità che permette lo sblocco della serratura e la rotazione del tamburo elettrico: non dobbiamo fare altro che trascinare la mano sulla parte centrale della porta come se sbloccassimo lo schermo di un enorme smartphone.
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- L’apertura con la rotazione della porta di circa 15° è automatica a molla, poi la spingiamo ulteriormente per entrare.
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- La porta si richiude con uno scrocco magnetico spingendo dietro di noi senza comandare la chiusura dei chiavistelli
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- In caso di assenza di energia il tamburo elettrico può ruotare con una normale chiave codificata
Riassumendo. La Casa Tòpia è un progetto irrealizzabile, tuttavia nei concorsi è bene far galoppare l’ingegno perché è proprio nello studio delle assurdità che il nostro cervello si allena a trovare soluzioni non scontate e innovative (non proprio alla lettera ma è una citazione di Leonardo da Vinci2) . Partecipare a questi concorsi mi permette di tenermi in allenamento per quanto riguarda il fotoritocco e il digital rendering. Mi riservo invece di poter realizzare prima o poi un modello della porta Swipelock; la difficoltà maggiore dovrebbe essere nel reperire l’hardware necessario a creare l’apparato touch della parte centrale della porta: il gesto di swiping è la chiave di tutto il progetto.







